sabato 10 giugno 2006

Elezioni regionali

COMMENTO AI RISULTATI DELLE ELEZIONI REGIONALI
Le elezioni regionali del 28 Maggio si sono contraddistinte nel nostro centro per l’alta affluenza al voto, in evidente controtendenza rispetto a quanto accaduto in Provincia e nell’intera isola. Certamente è ipotizzabile che la massiccia affluenza sia giustificabile in parte in relazione alla candidatura di esponenti locali ben radicati nel nostro comprensorio, dall’altra in relazione all’approssimarsi delle elezioni comunali che ha innalzato la temperatura del confronto politico. Una prima considerazione è legata alla bassa percentuale di voti disgiunti. Il candidato del centro destra Cuffaro ha riportato 2.180voti (91 in meno rispetto alla coalizione che lo sosteneva), mentre la candidata del centro sinistra Borsellino ha ottenuto 1.061 preferenze (96 in più della sua coalizione). Nel complesso, si configura uno scenario simile a quello già delineato dalle scorse elezioni politiche nazionali, con una netta affermazione del centro destra capace di doppiare il centro sinistra. E’, tuttavia, da rilevare come il Presidente Salvatore Cuffaro abbia conseguito 282 preferenze in meno rispetto alle regionali di cinque anni fa, mentre, la Dott. ssa Rita Borsellino ha ottenuto 371 voti in più del precedente candidato Sen. Leoluca Orlando.Forza Italia continua ad essere il primo partito di Acquedolci con 912 preferenze, anche se il dato delle nazionali di oltre 1.300 voti si è fortemente ridimensionato (l’effetto Berlusconi questa volta non c’è stato). L’On. Beninati, sostenuto dall’Avv. Ciro Gallo, ha conseguito 541 preferenze. Si segnala anche il buon esito elettorale per D’Aquino e Baldari (rispettivamente con 120 ed 85 voti), pure sostenuti da alcuni politici acquedolcesi. L’U.D.C. continua a godere di buona salute (706 voti), migliorando il dato delle nazionali in cui aveva ottenuto 420 voti. Significativo il risultato del candidato dott. Nino Reitano (398 preferenze) e di particolare interesse la buona performance dell’On. Giovanni Ardizzone (244 voti) appoggiato, tra l’altro, anche da alcuni consiglieri di opposizione. Per quanto concerne la lista di A.N. (389 preferenze), il candidato più votato è stato l’On. Santi Formica (155 voti), seguito da Materia (76 voti) Currenti (64) e Buzzanca (56).
Giova qui specificare come il locale Circolo abbia appoggiato più candidati e che nel complesso abbia mantenuto lo stesso numero di voti delle precedenti elezioni politiche (398). 
La “Lista del Presidente” ha riportato 154 voti, di cui 84 sono andati all’On. Sanzarello e 60 al deputato uscente Franchina.Infine, per il centro destra il Movimento per l’autonomia di Raffaele Lombardo ha riportato 82 voti. Il candidato di punta, il neo-onorevole Cateno De Luca ha conseguito solo 12 preferenze. Evidentemente, la sua fugace apparizione notturna ad Acquedolci e l’appoggio, forse soltanto promesso da qualche politico locale, non sono stati sufficienti ad assicurarne il successo. Nel centro sinistra fortissima affermazione della Margherita (543 voti) che, da sola catalizza quasi il 60 per cento delle preferenze dell’intera coalizione. La forte crescita, rispetto alle scorse politiche nazionali (in cui aveva conseguito 225 preferenze) è in buona parte ascrivibile alla presenza del candidato locale Dott. Sidoti che ha conseguito 414 voti. Invero, il candidato della Margherita, oltre ad essere stato sostenuto dai rappresentanti locali del partito, avrebbe pure beneficiato dell’appoggio del Sindaco Dott. Salvatore Oriti. Stando così le cose, sarebbe necessario chiedersi se Acquedolci abbia ancora un’Amministrazione di centro destra e se la vicinanza politica del nostro Sindaco a schieramenti di centro sinistra debba considerarsi indicativa di nuovi assetti politici, anche in relazione alle prossime elezioni comunali.La lista dei Democratici di Sinistra ha conseguito 157 preferenze di cui 66 sono andati al neo-onorevole Francesco Calanna, sostenuto dalla locale sezione diessina, e 9 preferenze all’On. Panarello. Un discorso a parte merita la candidata per la lista “Rita – il mio impegno per la Sicilia” Avv. Lucrezia Zingale. Ben 127 i voti conseguiti ad Acquedolci, un risultato certamente lusinghiero per una giovane che si affacciava per la prima volta all’agone politico e che ha saputo guadagnarsi l’apprezzamento dell’elettorato acquedolcese. Infine, nella lista Uniti per la Sicilia il candidato Prof. Salvatore Mangione ha riportato 43 voti. Nel complesso la sensazione generale è che alle ultime elezioni regionali, i politici locali abbiano iniziato ad affilare i coltelli in vista delle comunali del prossimo anno. Probabilmente, a voler leggere tra le cifre, sembrerebbe che vi sia una situazione di generale incertezza che non consente di distinguere nettamente vincitori e vinti. Del resto, in un paese in cui alle ultime comunali lo scarto tra i due candidati è stato di poco più di 100 voti, ogni singola componente politica potrebbe, a questo punto, risultare decisiva e fare la differenza. 



[1] Tutti i dati relativi alle elezioni regionali del 28 maggio sono stati forniti dall’Ufficio Elettorale di Acquedolci.

lunedì 5 giugno 2006

Osservazioni al progetto di nuovo P.R.G. – zona C

All’Ill.mo Signor Sindaco
Comune di Acquedolci (ME)
dott. Salvatore Oriti
Oggetto: Revisione del Piano Regolatore Generale.
Osservazioni al progetto depositato – Zona C.
Il Movimento Rinnovamento e Partecipazione con la presente osservazione desidera formulare alcuni rilievi in merito alla estensione, collocazione e strutturazione della zona C prevista dal nuovo P.R.G..
 1) Estensione della Zona C
È da rilevare, in via preliminare, come il Pianificatore non abbia posto a fondamento della redazione del P.R.G. una attenta analisi sull’andamento demografico della popolazione previsto per i prossimi anni.
Nella relazione, in riferimento alla espansione della zona C (cfr. pag. 18) si afferma che: “Ampie previsioni soddisfano astrattamente gli operatori, accontentano più proprietari e, come alcuni sostengono smentiti dai fatti, concorrono alla diminuzione dei prezzi. Tuttavia, ampie previsioni significano anche una maggiore compromissione del territorio.” Ed ancora “bisogna riflettere su disastri urbanistici prodotti da previsioni espansive fuori da ogni misura (si pensi che è stata ipotizzata già nel passato una popolazione di 10.000 abitanti).
Orbene, pur tenendo conto dei rischi legati ad un eccessivo dimensionamento della zona C, la relazione non è suffragata da dati aggiornati (a pag. 43 si opera la proiezione futura al prossimo 31.12.1998 (sic!) che, secondo le stime, sarebbe dovuta essere di 5333 abitanti, e, per di più, l’ultimo censimento della popolazione preso in esame risale al 1991).
La Relazione Generale di accompagnamento al P.R.G. afferma (cfr. pag. 66) che:
“È importante sottolineare come non possono assumersi quale criterio di predimensionamento il tasso di crescita demografico, il quale nell’insieme, non ha un andamento stabile, questo di fatto rende molto difficile fare previsioni a medio termine. Tali osservazioni non costituiscono giustificazione per una eventuale politica edilizia espansiva ma solo una premessa e un richiamo per la metodologia utilizzata. Infatti più che fondare il dimensionamento sull’analisi dinamica si fa riferimento alla situazione delle famiglie ed al patrimonio edilizio esistente, come rapporto tra componenti familiari e spazio di utilizzo dell’unità immobiliare”.
È da rilevare come il Pianificatore dichiara che intende basare la sua analisi non tanto su criteri concernenti l’espansione demografica, ma su elementi correlati al “rapporto tra componenti familiari e spazio di utilizzo dell’unità immobiliare” ovvero “situazione delle famiglie ed al patrimonio edilizio esistente”.
Questa scelta risulta essere molto discutibile, sia perché si basa su una visione parziale della realtà, sia perché non è ancorata a riscontri comparativi, ovvero a criteri statistici rigorosi. I calcoli sviluppati dal Pianificatore, quindi, costituiscono un mero esercizio aritmetico e, oltre a non seguire dettami normativi che ne prescrivano le procedure né indicazioni politiche, non dicono in realtà nulla di attendibile o di scientificamente verificabile sulle future esigenze abitative della popolazione.
La relazione continua (pag. 70) osservando come:
“… in riferimento alla situazione demografica al 31.12.2000 pari a n° 5399 abitanti scaturisce, in rapporto ai tre decenni, un costante aumento, nel quale è ipotizzabile l’incremento nel prossimo ventennio di tale parametro anche in maniera sostanziale , giustificato dai seguenti motivi:1. Valorizzazione delle riserve naturali (Grotta San Teodoro) e culturali (Castello Cupani);2. Sviluppo turistico – alberghiero connesso alla realizzazione della strada provinciale sul litorale di collegamento con il centro di S. Agata Militello;3. Miglioramento delle attività legate alla balneazione con la realizzazione di zone attrezzate (Piano Spiaggia).4. Miglioramento delle attrezzature sportive direttamente fruibili con la realizzazione della strada provinciale sopra richiamata.5. Miglioramento dell’aspetto commerciale con la realizzazione della variante urbanistica ai sensi della L.R. n° 28/99 e D.P. del 11.07.2000 ed individuazione di aree commerciali.6. Sviluppo e definitivo decollo delle attività artigianali e produttive;”
Gli elementi posti a fondamento dell’analisi costituiscono delle mere supposizioni e, in ogni caso, il Pianificatore non ha operato un raffronto con i contesti socio-economici delle realtà comunali vicine per dire in che misura i fattori elencati nei punti da 1 a 6 della relazione (o altri fattori analoghi) abbiano inciso in tali contesti. Sarebbe stato auspicabile che il presente Piano avesse elevato tali considerazioni da semplici punti di partenza a obiettivi primari dello strumento urbanistico.
Oltretutto, nella planimetria allegata si riscontra un’estensione della zona C3 quasi pari alla odierna estensione del centro abitato. A parere degli Scriventi sembrerebbe quasi che vengano volutamente disattesi i principi urbanistici tanto decantati nella parte introduttiva della relazione generale.
L’estensione o meglio il sovradimensionamento della zona di espansione non può trovare giustificazione alcuna nell’osservazione a tenore della quale “tutte le società presentano alti livelli di indeterminatezza; mutano le abitudini e le modalità di convivenza, si modifica la struttura economica, cambiano i rapporti tra i sessi e le relazioni tra i giovani e la famiglia, non sono più stabili neppure le preferenze abitative” (cfr. relazione pag. 18).
Tali considerazioni rappresentate dal Pianificatore, oltre a presentare un alto livello di incertezza ed opinabilità, in ogni caso, non forniscono alcun elemento concreto atto a motivare l’espansione edilizia contemplata nel piano. Non pare convincente volere giustificare una così ampia definizione della zona C3, sulla sola considerazione che le moderne dinamiche sociali porterebbero, secondo il Pianificatore, ad un maggiore bisogno di abitazioni pro capite.
Se il vecchio P.R.G. tendeva ad ancorare la necessità di nuovi alloggi sulla base di una supposta crescita del flusso migratorio verso Acquedolci (presupposto questo mai avverato nelle proporzioni descritte dal precedente strumento urbanistico), il nuovo P.R.G. non può neanche avvalersi di una simile giustificazione.
Ed invero, l’unico tipo di flusso migratorio oggi apprezzabile può solo essere di tipo turistico, mentre, in passato, si doveva tenere conto di flussi (attualmente marginali) provenienti dai centri viciniori.
Pare in ogni caso spropositata la previsione relativa al flusso turistico, operata dal Pianificatore, il quale ha compiuto una stima sganciata da previsioni statistiche obiettive e calibrata su comprensori turistici paragonabili a Giardini Naxos, Taormina o Lipari.
Più auspicabile sarebbe stato un minore dimensionamento della zona C3, più compatibile con la crescita demografica e socio-economica della comunità acquedolcese e, certamente, meno invasivo dell’ambiente.
Ed invero, già in passato, l’Assessorato Regionale del Territorio e dell’Ambiente, in occasione della revisione dello strumento urbanistico attualmente vigente aveva decretato la NON APPROVAZIONE delle zone C3 poste a monte del centro urbano, prescrivendo che “le aree interessate da detta zona, debbano essere considerate zona E verde agricolo” (cfr. Decreto Assessoriale n. 1 del 3 gennaio 1991, art. 1), riportando le zone C3 alla stessa entità di quelle appropriate con Decreto Assessoriale n. 84 del 12 agosto 1974.
 2) Collocazione della zona C3
Osserva il Pianificatore con riferimento alle previsioni contemplate dal P.R.G. del 1986 che “il disegno urbano delle nuove espansioni è stato proposto non tanto come un fattore che potesse contribuire a migliorare l’assetto urbanistico, ma, piuttosto, come un elemento che ha finito per indurre lo slabbramento dell’abitato quale promessa di un’ulteriore espansione verso la campagna.” cfr. pag. 17). Viceversa, il nuovo strumento urbanistico “dovrà tendere, in generale, acompattare l’abitato, operando una ricucitura, determinando una nuova sistemazione della viabilità, soprattutto di quella delle nuove zone di espansione e costituendo delle micro-centralità, anche attraverso una migliore sistemazione delle attrezzature e degli standardin modo da essere organizzate per la loro funzionalità e non per un mero rispetto di un dettato normativo.” cfr. relazione pag. 17 – 18.
Invero, pare per certi profili encomiabile l’avere cercato di predisporre la zona C3 a ridosso del centro abitato. Tuttavia, il Pianificatore avrebbe dovuto conferire maggiore continuità alla zona in parola evitando di configurarla a “macchia di leopardo”.
Non si comprende, ad esempio, la ratio sottesa all’inserimento di ampie fasce di zona E che segmentano la zona C3, precludendo la compattazione dell’abitato che pure era stata giustamente auspicata nella relazione.
Peraltro, non pare che vi siano ostacoli di tipo geologico o orografico che precludono la compattezza della zona C3.
È poi, da rilevare come stranamente la collocazione della zona C3 non corrisponde alle previsioni dello schema di massima, il quale aveva riconfermato le zone C3 stabilite dal già citato Decreto Assessoriale n. 1 del 3 gennaio del 1991. Pare singolare il fatto che la porzione della zona C3, posta a Sud del tracciato autostradale sia poi stata spalmata, invece, a Nord della rete autostradale con una estensione ben maggiore di quella originariamente conferitale.
 3) Strutturazione della zona C3
Il profilo in esame assume particolare interesse, in relazione anche al futuro sviluppo socio-economico della comunità ed alla qualità della vita nei nuovi insediamenti.
È singolare notare come il P.R.G. si limita semplicemente a delineare l’area ricompresa nella zona C3 senza prevedere alcun intervento infrastrutturale idoneo ad assicurare quella micro-centralità che pure viene citata dal Pianificatore quale criterio di indirizzo del nuovo strumento urbanistico (cfr. pag. 17).
Eppure a pag. 6 della relazione si può leggere come si intenda procedere alla definizione “nel dettaglio di scelte relative alla viabilità ed ai parcheggi, nonché alla qualificazione edilizia ed alla dotazione ed organizzazione dei servizi, delle attività di carattere collettivo, degli spazi verdi ed, infine del sistema delle reti urbane”.
Nella planimetria allegata possono scorgersi solamente due strade (una delle quali si conclude in prossimità dell’autostrada senza avere alcuno sbocco), il cui andamento, peraltro, pare assai poco funzionale, dal momento che non coprono la zona C3 nella sua estensione malgrado l’analisi dell’assetto morfologico del territorio avesse evidenziato la “mancanza di collegamento tra il centro e la parte in espansione”. Inoltre, è anomalo che la perimetrazione delle zone Cad est non segua l’andamento delle sedi stradali già esistenti (SS 289).
A ciò bisogna pure aggiungere l’assoluta mancanza di qualsiasi previsione volta a individuare opere pubbliche, ovvero ad ubicare eventuali zone F a servizio delle aree di espansione (sul punto infelice si rivela la collocazione di un plesso scolastico nella parte ovest del Comune a poche decine di metri a filo d’aria da altra scuola oggi funzionante!).
È evidente che la omissione di tali previsioni implica, quale naturale corollario, la saturazione del centro cittadino su cui verrà a orbitare l’intera popolazione residente nelle zone C3.
Ad aggravare la situazione vi è pure il fatto che l’attuale centro cittadino (zona B) presenta carenze di attrezzature e servizi pubblici, così come segnalato nella relazione (cfr. pag. 15).
Il criterio della micro-centralità, quale sistema urbanistico complesso di  servizi ed attrezzature destinate all’area di espansione, non può in alcun modo dirsi osservato. Si sarebbe, ad esempio, potuto prevedere la localizzazione di scuole, di luoghi di culto, di aree destinate a parchi urbani, di presidi per le Forze dell’ordine, di strutture per la delocalizzazione degli uffici comunali più importanti, di biblioteche, di uffici per le poste.
È poi da evidenziare come la tipologia edilizia che dovrebbe sorgere nella nuova area di espansione non sarà esclusivamente di natura residenziale-stagionale. Al di là delle intenzioni del Pianificatore, è, infatti, da registrare che le lottizzazioni ad oggi autorizzate nelle aree coincidenti con quelle classificate zona C3 dal vecchio piano regolatore e riconfermate tali dal nuovo strumento urbanistico, sono espressione di insediamenti di carattere residenziale-stanziale.
Ne consegue, pertanto, che il piano regolatore avrebbe dovuto curare simili profili prestando maggiore considerazione ai servizi che si intendono offrire ai residenti dei nuovi insediamenti, che, presumibilmente, non saranno turisti di passaggio, ma abitanti stabili.
In ogni caso, non può certamente pensarsi che il Pianificatore abbia inteso riservare ai piani di lottizzazione l’incombenza di sopperire, negli angusti limiti ad essi demandati dal Legislatore, alle carenze strutturali del P.R.G., non essendo pensabile che dei privati cittadini si facciano carico della realizzazione di opere pubbliche.
In considerazione di quanto sopra il Movimento Rinnovamento e Partecipazione, vuole con la presente osservazione, invitare l’Autorità procedente ad operare le opportune modifiche nella definizione delle zone C, con particolare riguardo ad un minore dimensionamento della zona C3, ad una maggiore continuità nella sua collocazione e ad un più accurato sistema di servizi pubblici.
Cordialmente.
Acquedolci, lì 05.06.2006

Osservazioni al progetto di nuovo P.R.G. – fascia costiera

All’Ill.mo Signor Sindaco
Comune di Acquedolci (ME)
dott. Salvatore Oriti
Oggetto: Revisione del Piano Regolatore Generale.
Osservazioni al progetto depositato – Fascia costiera.
Il Movimento Rinnovamento e Partecipazione con la presente osservazione desidera formulare alcuni rilievi in merito agli interventi del Pianificatore lungo la fascia costiera:
1. Il P.R.G. prevede una strada che prolunga l’intercomunale S.Agata – Acquedolci sino all’agglomerato urbano di C/da Furiano, attraversando la zona denominataBarranca Mare. Evidenziamo che la stessa zona è attraversata da un altro tracciato stradale che si snoda a nord più prossima alla battigia.
Nell’intenzione del pianificatore, quindi, la zona costiera del territorio di Acquedolci dovrebbe essere attraversata per tutta la sua lunghezza da due percorsi stradali paralleli.
Si rileva che all’altezza dell’area destinata a strutture sportive il mare ha ormai cancellato il tratto di spiaggia antistante il lato nord del campo sportivo. Pertanto il tratto della strada litoranea previsto dal P.R.G. per essere realizzato richiederebbe l’esborso di notevoli somme. Il collegamento est-ovest potrebbe essere realizzato, invece, usufruendo del tratto di strada che congiunge la suddetta strada litoranea con l’intercomunale S. Agata – Acquedolci, del prolungamento di quest’ultima verso ovest costeggiando il lato sud del campo sportivo e realizzando infine un breve tratto di strada che costeggi il lato ovest del campo sportivo, attraversando l’area destinata ad impianti sportivi, per ricongiungersi con la strada litoranea.
Subito dopo, a partire dal restringimento della fascia costiera, in corrispondenza del centro abitato, fino alla contrada Barranca Mare e al congiungimento con la via Corvo, tale raddoppio risulta del tutto inopportuno.
Questa scelta, infatti, comporterebbe da un lato un impatto ambientale negativo per il territorio costiero, dall’altro richiederebbe per la P.A. un costo aggiuntivo del tutto inutile poiché la distanza tra le due sedi stradali è di appena 25-30 metri. Ciò, inoltre, creerebbe una fascia di terreno non suscettibile di adeguata utilizzazione da parte dei proprietari.
A parere di chi scrive, l’obiettivo di collegare la suddetta intercomunale S.Agata – Acquedolci con l’agglomerato urbano di C/da Furiano potrebbe essere raggiunto mediante il semplice potenziamento del tracciato già esistente posto a nord e la confluenza del prolungamento della suddetta strada intercomunale, ad esempio, all’altezza della zona B4. A proposito della zona B4 non si capisce perché l’intervento si limiti a solo un gruppo di case e non all’intera zona; addirittura su terreni già occupati da edifici si prevede il passaggio di una strada che, in questo caso, chiunque conosca il territorio di Acquedolci tenderebbe a posizionare solo a nord degli insediamenti e a ridosso della spiaggia.
Il Movimento Rinnovamento e Partecipazione, pertanto, ritiene che i tracciati delle due strade dovrebbero essere unificati già perché il tracciato a nord sarebbe sicuramente esposto all’erosione del mare, come chiunque può costatare, e, subito ad ovest della zona B4, oltre a dover rimanere uno solo, il tracciato dovrebbe essere quello più a nord, perché l’unico possibile, fino a ricongiungersi, senza andare oltre, alla già esistente bretella di collegamento con il sottopassaggio della ferrovia in corrispondenza di via Etnea.
2. Altra considerazione meritevole di attenzione è costituita dalla necessità di concepire un più idoneo sistema di fruibilità della fascia costiera, anche in relazione alla vocazione turistica del nostro centro.
Il pianificatore, al riguardo, nella parte est del territorio, laddove la fascia costiera è più ampia, si è limitato a riportare il tracciato già esistente senza contemplare la possibilità di un allargamento della attuale sede stradale che costeggia la spiaggia. Un simile intervento si sarebbe reso opportuno anche in relazione alla possibilità di inserire percorsi pedonali e/o ciclabili e convenienti aree di parcheggio. Tale esigenza assume una consistenza ancora maggiore al semplice considerare che nelle adiacenze della spiaggia sono ubicate le aree destinate alla edilizia di tipo ricettivo-alberghiero e alla realizzazione di strutture per la fruizione della spiaggia quali bar, chioschi, lidi, etc. Pare, infatti, difficilmente comprensibile la dimenticanza del pianificatore, che meglio avrebbe dovuto disciplinare un’area chiave del rilancio economico del nostro centro.
Oltre a ciò, gli spazi adibiti a parcheggio compresi tra le zone D2 non paiono essere particolarmente adeguati alle esigenze di valorizzazione e fruibilità della spiaggia. Infatti, gli stessi non prevedono sbocchi sulla strada che costeggia la spiaggia e, pertanto, non sono fruibili dagli utenti che la percorrono.
Ne consegue, quindi, la necessità di una pianificazione più razionale del sistema viario, al momento poco funzionale, che sia più congeniale alle esigenze del prevedibile notevole flusso veicolare, nonché di fruibilità del lido.
In considerazione di ciò, il Movimento Rinnovamento e Partecipazione auspica che il Pianificatore voglia riconsiderare le scelte operate tenendo conto delle osservazioni sopra esposte.
Cordialmente.
Acquedolci, lì 05.06.2006

Osservazioni al progetto di nuovo P.R.G. – Cimitero

All’Ill.mo Signor Sindaco
Comune di Acquedolci (ME)
dott. Salvatore Oriti
Oggetto: Revisione del Piano Regolatore Generale.
Osservazioni al progetto depositato – Ampliamento del cimitero.
Il Movimento Rinnovamento e Partecipazione con la presente osservazione desidera formulare alcune considerazioni in merito alle previsioni di ampliamento della struttura cimiteriale.
Nella relazione il Pianificatore osserva come “l’impianto urbanistico (del cimitero comunale, n.d.r.) denota una meticolosa simmetria con un viale centrale con la presenza della chiesa sullo sfondo dello stesso. Tale struttura è suddivisa in quattro settori da un viale trasversale che stabilisce quella perfetta simmetriasopraccitata” cfr. pag. 31 relazione.
L’analisi architettonica viene pienamente condivisa dagli Scriventi, dal momento che è stato opportunamente messo in evidenza il canone della simmetria quale elemento qualificante dell’opera. In effetti, il viale d’ingresso, che è in direzione Sud-Nord, si conclude con la Chiesa posta a Nord dividendo così in due aree perfettamente uguali la superficie cimiteriale. Altro viale, poi, si svolge da Est ad Ovest concludendosi in entrambi i lati con cappelle gentilizie di famiglie notabili del luogo (gen. Francesco Ricca ad Ovest e prof. Paolo Ricca Salerno ad Est) e si interseca con quello principale, individuando, così, il centro ideale del cimitero sul quale si affacciano quattro cappelle gentilizie.
È da notare, quindi, come tutti gli elementi architettonici concorrano a rimarcare l’equilibrio della struttura cimiteriale.
Alla luce di ciò, sembrerebbe quasi scontato pensare che qualsiasi intervento di ampliamento della struttura cimiteriale debba essere condotto nel più assoluto rispetto di quei criteri architettonici che ne hanno ispirato l’originaria progettazione.
Al contrario, osservando la planimetria di progetto del P.R.G., può scorgersi come il Pianificatore abbia previsto l’ampliamento del cimitero comunale ad Ovest e la realizzazione di parcheggi ad Est, sposando così, una soluzione architettonica di assoluto contrasto con i principi che lo stesso aveva enunciato nella relazione. Tale impostazione mortifica l’equilibrio e la simmetria della struttura e, ad avviso di chi scrive, prospetta una soluzione non funzionale.
Diversamente, sarebbe stato auspicabile un intervento più rispettoso delle scelte progettuali che caratterizzano la costruzione.
Il Movimento Rinnovamento e Partecipazione ritiene che si sarebbe dovuto concepire l’ampliamento della struttura cimiteriale verso Nord, con la realizzazione di parcheggi lungo i lati Est ed Ovest.
Tale soluzione pare più adeguata per le seguenti ragioni:
·      Preserva il rispetto della simmetria del Cimitero comunale;
·      Consente una collocazione più razionale dei parcheggi;
·      Consente l’utilizzo dell’attuale stradella interpoderale che costeggia il Cimitero come viale interno che si conclude con ingressi laterali diametralmente opposti;
·      Implica costi sostenibili per la P.A.
Tale soluzione, inoltre, conferma la logica progettuale esistente, rafforzando la centralità della Cappella.
Per completezza di intervento, poi, giova rilevare come si sarebbe dovuto tenere conto del fatto che ancora oggi non esiste opportuno collegamento pedonale tra il centro cittadino ed il cimitero comunale.
Il Pianificatore, avrebbe dovuto, quindi, prendere in considerazione un simile profilo, tracciando un marciapiede, adeguatamente dimensionato.
Il Movimento Rinnovamento e Partecipazione, in considerazione di quanto sopra, auspica, pertanto, un ripensamento da parte del Pianificatore nel senso indicato dalla superiore osservazione.
Cordialmente.
Acquedolci, lì 05.06.2006

Osservazioni al progetto di nuovo P.R.G. – Centro urbano

All’Ill.mo Signor Sindaco
Comune di Acquedolci (ME)
dott. Salvatore Oriti

Oggetto: Revisione del Piano Regolatore Generale.
Osservazioni al progetto depositato – Centro Urbano.
Il Movimento Rinnovamento e Partecipazione con la presente osservazione desidera formulare alcune considerazioni su aspetti specifici del P.R.G. in via di approvazione.
Il Pianificatore nella Relazione Generale (cfr. pag. 17) a proposito degli Obiettivi di qualità afferma: “Il P.R.G. pone programmaticamente la questione della qualità. Questo non vuole significare che un piano potrebbe non porsi questo problema, ma piuttosto che, nel caso specifico ci sia qualche ritardo da recuperare, qualche azione specifica da attivare, qualche decisione da prendere in modo puntuale”.
Più avanti (cfr. pag. 21) continua: “La consistenza delle attrezzature urbane è inadeguata alle esigenze ed ai fabbisogni della comunità. Le carenze più rilevanti, allo stato attuale, riguardano le attrezzature di carattere sociale e, cioè quelle scolastiche, culturali e di svago. La carenza non è solo quantitativa, ma è anche qualitativa; infatti quasi tutti i servizi sociali primari, eccetto la Scuola Elementare, la Scuola Media, il Palazzo Municipale, la Scuola Materna, risultano non adeguati alle attuali normative di sicurezza e, quindi, non perfettamente idonei. Mancano, inoltre, quasi del tutto, le attrezzature a carattere ricettivo, quali alberghi, pensioni, ecc.”.
Con queste premesse era lecito attendersi un progetto molto più attento agli interventipuntuali nel centro urbano, che, con proposte di intervento minuziose e tavole opportune, redatte in scala adeguata, cercasse di rispondere alle necessità e ai propositi evidenziati dallo stesso Pianificatore.
Di contro, invece, la cartografia a corredo del P.R.G. è inadeguata, perché in una scala che non permette neanche di valutare le emergenze del centro urbano, e incompleta, perché si limita a rappresentare la porzione di territorio compresa tra la costa e il nastro autostradale, escludendo da ogni considerazione e attenzione la restante parte del territorio comunale, peraltro esiguo, data la sua scarsa estensione.
Riguardo il centro urbano, il P.R.G., limitandosi a riconfermare la delimitazione esistente, ha operato probabilmente la decisione giusta; non si comprende tuttavia come mai il livello di proposta progettuale non si sia spinto nel dettaglio alla ridefinizione e riqualificazione, a scala opportuna, del tessuto urbano esistente.
È indubbio, infatti, che intere zone del centro abitato (soprattutto quelle poste ad ovest) lasciate per troppi anni prive di opere di urbanizzazione, meritassero un livello di definizione da piano particolareggiato esecutivo.
In particolare, per esempio, poteva essere proposto un intervento di riqualificazione delle vie Miramare e Lungomare con il relativo fronte di edifici e spazi pubblici.
Inoltre, non è troppo generico destinare alcune aree a fini istituzionali? Non sarebbe stato opportuno specificare nel dettaglio gli interventi istituzionali necessari, eliminando da tale categoria tutti i relitti non utilizzabili in tal senso?
Il Pianificatore si limita ad elencare i servizi e gli impianti presenti nel centro urbano senza alcun tipo di considerazione e studio, tra l’altro in maniera a volte grottesca. Così si elencano i Carabinieri senza parlare della mancanza di un edificio adeguato o prescelto ad ospitarne la Stazione; si parla di “Ufficio di collocamento” per designare un edificio, di piccole dimensioni chiuso da anni e recentemente ristrutturato, che sembra essere stato destinato ad ospitare, in maniera inadeguata, la biblioteca comunale; sempre a proposito di “Vita associata a tempo libero” si citano Circoli e sale giochi che niente hanno a che fare con l’organizzazione e le strutture comunali (perché allora non citare la Pro Loco e altre associazioni?!); le uniche attrezzature ricettive citate sono un albergo, che forse non esiste più, e i due Istituti Religiosi che operano per tutti altri scopi, dimenticando realtà esistenti ormai da anni o in fase di realizzazione.
Riguardo le aree da destinare agli spazi pubblici, alle attività collettive, al verde ed ai parcheggi il Pianificatore riporta scialbamente i parametri indicati dalle direttive del Consiglio Comunale; per le aree destinate all’istruzione si precisa che “le strutture scolastiche esistenti aventi superficie inferiore ai minimi stabiliti, sono in grado di soddisfare il rapporto tra la popolazione scolastica e le aule disponibili” e si individuano due nuove aree per asili nido, il primo opportunamente in zona “C2/A”, in c.da Barranca, il secondo in zona “F1/A” in c.da Nicetta (F1/As), che forse doveva essere individuato più vicino alla zona C3 di c.da Oliveto.
Senza considerare la distribuzione nel territorio e la destinazione delle stesse, riguardo le aree per le attrezzature di interesse comune, si sottolinea che: “Le aree esistenti nel vigente P.R.G., soddisfano ampiamente il parametro sopra stabilito e pertanto non risulta necessario reperire ulteriori aree da destinare ad interesse comune” e riguardo le aree per spazi verdi attrezzati e parchi e per attrezzature sportive che: “Le aree esistenti nel vigente P.R.G. unitamente agli spazi ceduti dai vari piani di lottizzazione già insediati, soddisfano ampiamente il parametro sopra stabilito e pertanto non risulta necessario reperire ulteriori aree” (cfr. pag. 77).
Il Pianificatore considera aree verdi anche i campi incolti e gli spazi destinati dalle lottizzazioni, che non sono spazi attrezzati ma aree non edificate.
Gli impianti sportivi sono fatiscenti e l’unico parametro garantito, quello dell’estensione, è raggiunto computando strutture comunali mai utilizzate e addirittura private.
Anche per le aree destinate a parcheggio, pur prevedendo l’incremento delle strutture esistenti, il Pianificatore non spende una parola sulla localizzazione e la puntuale consistenza delle stesse in riferimento alla domanda e non alla disponibilità sul territorio.
Riteniamo che il P.R.G. non risponda alle esigenze della comunità in termini di previsione di edifici pubblici (uffici decentrati, servizi efficienti), impianti sportivi, aree verdi e viabilità.
Poiché il Comune di Acquedolci possiede, senza farne alcun uso, una porzione di territorio incolto, vasto e centrale rispetto al centro urbano, identificato come “Parco Nicetta” e conteggiato in più parti, ora come area verde ora come spazio a fini istituzionali, e comunque individuato come zona F1 per interventi di pubblica utilità, il Movimento Rinnovamento e Partecipazione propone di:
-    sciogliere tutti i contratti di locazione in atto
-     far ricadere in zona F1 le aree a monte e prospicienti alla via Circonvallazione, dal parco ad est dell’ex Asilo infantile fino all’edificio denominato “Ufficio di collocamento” e oltre, erroneamente incluse in zona B1; l’area così retrocessa potrebbe, dal punto di vista dell’estensione, costituire il surplus che permettere di sanare i relitti residui di zone destinate ai fini istituzionali ex legge 615
-    prevedere la costruzione di un secondo corpo adiacente al plesso nuovo delle scuole medie (come da progetto iniziale)
-    vincolare in maniera opportuna l’edificio storico “ex Asilo infantile” (opera dell’arch. Caronia Roberti) e destinarlo a Biblioteca Comunale, sala multimediale, sala conferenze e archivio comunale
-     non prevedere edifici scolastici nella zona F1/As perché vicini a quelli esistenti ma non attigui e quindi poco funzionali e mal localizzati
-   realizzare impianti sportivi nell’area F1A come piscina coperta e nuovo stadio comunale, che attualmente è regolamentare per categorie inferiori e occupa un’area che potrebbe essere destinata a grandi eventi
-    adeguare la zona attigua al capannone comunale ai fini di protezione civile e area per ospitare laboratori artigianali in preparazione del carnevale
-    destinare la zona restante a parco giochi, parcheggi e piccolo orto botanico a scopo didattico a disposizione della scuola.
Riguardo ai vincoli le Norme di attuazione del P.R.G. riportano (cfr. pag. 36): “a) È obbligatorio per il Palazzo Cupani l’intervento di risanamento e restauro conservativo per il suo valore di testimonianza storica della struttura insediativa preesistente all’abitato sorto nel XX secolo. La zona di Vincolo è quella riportata nelle previsioni di piano con il simbolo “A””.
Sarebbe stato opportuno includere nell’area di interesse storico vincolata le pertinenze esterne (come il Fondaco ad est) e specificare che le abitazioni interne al manufatto sono da includere quanto prima nel recupero dell’area.
Il vincolo storico “VS” previsto dal Pianificatore è discutibile ma certamente non garantisce in alcun modo la salvaguardia degli edifici antichi con particolare attenzione ai portali ed agli altri elementi architettonici che l’incuria e la poca sensibilità hanno portato all’abbandono e all’oblio, cancellando importanti tracce storiche del nostro centro.
L’intero nucleo abitativo storico, il borgo della “Marina vecchia o delle acque dolci”, andrebbe a nostro avviso tutelato e salvaguardato, per quel poco che rimane. Le aree interessate da apposito vincolo dovrebbero, secondo noi, essere:
-       l’area attualmente indicata con “VS” ad est del castello, compresi l’intero corpo dell’antico “fondaco” e la zona limitrofa posta a sud della via Gen. Di Giorgio (SS 113)
-       i due fronti stradali sulla SS 113 dall’area precedente fino alla Chiesa di S. Giacomo, lato nord, e il castello Di Giorgio col parco circostante a sud.
Allo stesso modo ci saremmo aspettati un’accurata analisi degli edifici esistenti nel centro abitato, con particolare attenzione a quelli degli anni venti, e a quelli presenti nel resto del territorio (borgo Tudisca, villa Nicetta, mulini…): non se ne fa neanche menzione.
La Grotta di San Teodoro aspetta da anni di poter essere visitata da parte sia dei turisti che dagli stessi abitanti di Acquedolci per divenire, così, centro di attrazione e una vera risorsa per lo sviluppo economico; sappiamo che già sono in atto dei progetti di messa in sicurezza e sistemazione di tutta l’area circostante, ma riteniamo che i vincoli previsti siano restrittivi, inutilmente dettagliati e non consoni alla reale consistenza edificatoria della zona.
Leggiamo finalmente (ma ci rammarichiamo per il ritardo) la tanto auspicata, da parte nostra, disposizione riguardo pizzo Castellaro (cfr. pag. 36 Norme di attuazione): “in contrada Favara, l’area non espropriata, né sottoposta a vincolo, ai sensi del D.L. 490/99, intorno alla Grotta San Teodoro, a partire dall’autostrada e fino al confine con il territorio del Comune di San Fratello, come è delimitata ed evidenziata a tratteggio nella cartografia allegata alla presente nota, deve essere considerata di inedificabilità assoluta…”.
Riguardo l’area soprastante la stazione ferroviaria (compresa tra le Vie Generale Di Giorgio, F. Crispi, Damiano Chiesa e Barone Cupane in cui in passato è stato rinvenuto un mosaico di epoca romana) il Pianificatore prevede che (cfr. pag. 37 Norme di attuazione): “dovranno essere eseguiti saggi preventivi e i lavori di scavo e i movimenti di terra previsti dovranno svolgersi sotto la sorveglianza di personale della Sovrintendenza e, pertanto tutti i progetti dovranno essere sottoposti alla preventiva approvazione del Servizio II della Soprintendenza BB.CC.AA. di Messina”; si fa rilevare che il mosaico in oggetto non è al momento visibile perché (per scelta della Sovrintendenza o delle Amministrazioni?!) è stato ricoperto non appena è stato rinvenuto (forse per conservarlo meglio?). Poiché la localizzazione del mosaico è certa, non capiamo perché il Pianificatore non abbia indicato lo stesso sulla cartografia e non abbia previsto alcuna tutela e valorizzazione particolare che chiediamo venga prevista.
Infine in contrada Buffone è stata individuata un’area “delimitata ed evidenziata a tratteggio nella allegata planimetria, indiziata di presenze archeologiche, in tutta l’area che va dal Ponte Marina per 500 metri a est e per 100 metri a nord, i lavori di scavo e i movimenti di terra dovranno essere eseguiti sotto la sorveglianza di personale di questo Servizio, al quale dovrà essere data preventiva comunicazione della data di inizio dei lavori” (cfr. pag. 37 Norme di attuazione). A prima vista appare evidente come la descrizione delle Norme non corrisponda per ubicazione ed estensione alla zona delimitata ed evidenziata nella planimetria.
In considerazione di ciò, il Movimento Rinnovamento e Partecipazione auspica che il Pianificatore voglia riconsiderare le scelte operate tenendo conto delle osservazioni sopra esposte.
Cordialmente.
Acquedolci, lì 05.06.2006